Lo Yoga e l’approccio Olistico alla vita nel mondo occidentale

sezione: Approfondimenti

L’essere umano da un punto di vista biologico è lo stesso da ormai centinaia di migliaia di anni, stimoli ambientali e sociali scatenano reazioni  cerebrali e organiche che accomunano, rendendole simili, persone di sessi, età culture ed epoche così distanti da essere considerate storicamente svincolate.




L'equilibrio della Natura - Fotografia di V. Pirata

L'equilibrio della Natura



 

Eppure c’è un aspetto, quello della sfera psichica ed emotiva applicata alla vita sociale, che fin dall’età dello sviluppo rende davvero estranee e difficilmente accomunabili le diverse culture e le persone che ne fanno parte.

Tradizioni, linguaggio, simboli e abitudini fanno si che ogni cultura abbia un proprio codice che serve alla comunicazione nel gruppo, alla sua crescita finanche alla sopravvivenza e continuazione di questo.

 

Così una persona che vive a Milano oggi ha la medesima comunicazione cervello-organi di una che vive in India o che è vissuta in India cinquemila anni fa, ma gli stimoli che arrivano al cervello sono elaborati da griglie psichiche profondamente diverse. Avere un approccio Olistico significa ritenere  centrale  questa correlazione e comunicazione tra i livelli psichico, cerebrale e somatico considerati in fondo tre strati inscindibili dell’essere umano.

 



L’Hatha Yoga

Pertanto se la pratica dello hatha yoga, da un punto di vista fisico è, con qualche sottile accorgimento e adattamento, è applicabile trasversalmente alle diverse culture ed epoche con notevole beneficio sullo stato di salute, per quanto riguarda le modalità di pratica e di apprendimento devono essere adattate alla griglia psichica del praticante e della sua cultura d’origine se si desidera che questa pratica possa realmente affondare le sue radici nella sua vita e diventare uno strumento di realizzazione del proprio potenziale.


Le Asana

Le asana, alcune tecniche respiratorie del pranayama, lo stato meditativo fondamentale, il rilassamento e alcune pratiche di purificazione possono davvero aiutare una persona a ristabilire lo stato energetico ottimale, permettere di stare bene fin da subito di essere progressivamente sempre più in pace con il flusso della vita e con le persone, cominciando da se stessi. Purtroppo però laddove queste pratiche sono immerse in un contesto filosofico troppo lontano dalla propria cultura d’origine essendo intrise di simboli e figure che non le appartengono sortiscono immediatamente il fascino esotico della magia orientale o del mistero che si cela nelle radici dell’umanità, ma crea anche un rapporto su fondamenta sospese nel vuoto, che non affondano nei principi cardine della propria emotività (quelli appresi nell’età dello sviluppo dai genitori e dalle prime figure di riferimento familiari e non) e che quindi faticano a prendere posto in quell’ intricato e importantissimo asse comunicativo di psiche-cervello-organi.

 

Così succede che un adepto affascinato dai misteri della pratica orientale si accosta con fiducia o scetticismo ma rimane sempre comunque in una posizione di lontananza nei confronti del “sogno dell’illuminazione” collezionando giorno dopo giorno, parallelamente alla gioia del corpo e della mente nel praticare , la frustrazione di non essere ancora abbastanza consapevole, calmo, saggio e illuminato. Questo perché fondamentalmente siamo figli di una cultura che pone l’individuo al centro della vita, a volte in modo addirittura narcisistico, a volte schiacciandolo  con aspettative di risultato che generano la ormai ben nota ansia da performance di chi vive la realtà della vita lavorativa delle città moderne.

 

L’efficacia dello Yoga

Lo yoga è davvero una disciplina stupenda per noi occidentali proprio perché è immediatamente efficace! non abbiamo bisogno di avere necessariamente mete lontane per praticarlo, ma possiamo lasciare che da subito entri a far parte della nostra vita con la dolcezza delle sensazioni di benessere che provoca, la scioltezza dei muscoli, delle articolazioni , l’alleggerimento e il rallentamento del lavoro della mente che scaturisce dall’attenzione alla posizione, al baricentro, alla respirazione, al volgere in definitiva lo sguardo dentro anziché fuori. Perché mai contaminare questa naturalezza e la bellezza di questo ritrovato contatto con altre, nuove, mete lontane, con miti, simboli e riti incomprensibili? I tradizionali mantra e  mudra,  il concetto di karma, quanto giovano realmente ai praticanti di cui parlo?

 

Capita così di sovente di incontrare persone che hanno difficoltà a dare voce ai pensieri e alle emozioni, quale scappatoia facile e non risolutiva alle loro reali necessità sarebbe rinchiudersi nel pensiero di avere il “chakra della gola” bloccato e pensare di sbloccarlo recitando un bija mantra in confronto a una cosa semplice come dire in forma di mantra proprio ciò che tengono dentro?


Sono un praticante di yoga e imparo che la parola yoga significa unione (in fondo Olistico è una specie di suo sinonimo) quello che posso scoprire è che praticare le asana con una moderata disciplina, cioè inserendole pacatamente nel mio ritmo di vita quotidiano mi fa sentire bene , mi da salute, e quindi mi fa anche essere un po’ più ben disposto verso gli altri (essere pieni di acciacchi non giova alle relazioni) e posso anche scoprire che con l’aiuto degli altri (e non nell’isolamento che è contro la natura umana) posso imparare a sciogliere l’imbarazzo di uno sguardo nel silenzio o di frasi che affermano la mia accettazione della vita e la mia gioia di viverla con amore fosse anche esprimendo con umiltà e chiarezza la collera in un confronto.

 

Affinché il praticante neofita possa essere accompagnato in un percorso di scoperta di sé attraverso lo yoga è necessario che chi insegna abbia la formazione necessaria ma soprattutto che abbia voglia di guardare chi ha davanti, ascoltarlo senza volerlo aiutare a tutti i costi, ma offrendogli qualche importante spunto per consentirgli di entrare maggiormente in contatto con quei lati di sé dai quali nel tempo si è allontanato per evitare di sentire dolore.

Anche per questo il risvolto fisico della pratica può avere un valore determinante a differenza di pratiche che poggiano solo su processi cognitivi e sul colloquio, qualche volta acquisire dimestichezza in una asana comporta anche l’attraversamento e il superamento di sensazioni di dolore, e questo va riconosciuto senza falsi pudori perché crescere costa sempre qualcosa e forse proprio da questa consapevolezza forse un giorno il praticante “risolto” (un termine che preferisco a illuminato) potrà sentire crescere un desiderio di approfondimento culturale di una disciplina che ha già dimostrato la sua reale efficacia nella sua vita.

 

 

 

Max Gandossi

Insegnante Yoga

www.centrolistico.com


 

 

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