Lo spazio d’incontro tra noi e gli altri
Est ed Ovest, Oriente ed Occidente; da sempre un rapporto complesso, a volte difficile, ma anche ricco ed affascinante con spunti per chiunque non si accontenti di leggere le storie dei popoli dentro uno schema tradizionale e solo cronologico. Simbolo di questa antica relazione tra i due mondi è stato per lungo tempo una via, lunghissima, impervia: “la Via della Seta”.
La via della Seta
Era un fascio di strade che fin dall’antichità ha cominciato ad unire l’estremo oriente asiatico al bacino del Mar Mediterraneo, lungo un percorso di migliaia di chilometri fatto di sentieri e strade tortuose, di stazioni e caravanserragli per i mercanti, ma anche ricco di innumerevoli declinazioni etniche e culturali; erano tanti i popoli che si affacciavano sul suo tragitto e gli incontri diventavano i capitoli di un romanzo infinito, capace di raccontare la diversità ma anche l’interdipendenza del genere umano.

Ritratto di Marco Polo
Chi, come accadde alla famiglia veneziana dei Polo nel secolo XIII, la percorse per lunghi tratti partendo da occidente, rimase strabiliato nel constatare la vastità dello spazio ma anche la diversità degli usi e dei modi di vivere della variegata umanità che su quella strada si trovava. Transito di splendente seta cinese e poi spezie, unguenti, oro, pelli, porcellane ma anche di soldati e di ambasciatori, di esploratori e di commercianti, di frati e di semplici viandanti. Pensateci: la variabilità degli uomini che si incrociava su quel tragitto era soprattutto un incrocio di idee e di sensibilità, spesso agli antipodi, che diventava conoscenza.
La disfatta di Carre
Quando cominciò tutto questo? Difficile stabilire con esattezza l’inizio ai tempi dell’alba dell’uomo ma ci piace pensare, con un soffio di orgoglio verso la nostra penisola ma anche con un tocco di ragionevolezza per la conoscenza delle fonti storiche a disposizione, che una importante spinta l’abbia data l’antica Roma, in quel 53 a.C., anno che cadeva esattamente a coronamento dei settecento anni della sua fondazione, ma che nella circostanza non fu certo fortunato. Era l’alba del 9 giugno.
A Carre, in terra persiana, il triumviro Marco Licinio Crasso e le sue sette legioni, subirono una delle più gravi disfatte della storia romana. I Parti lo avevano atteso ed accerchiato massacrando lui e quasi tutti i suoi uomini. Per quanto funesto, l’episodio segnò un’occasione importante per valutare la forza e la tenacia di un oriente sottovalutato e perfino di osservare dettagli come la seta con la quale erano tessute le cangianti insegne innalzate dai guerrieri Parti.
Ma c’è di più: non è accertato ma certa narrativa storica che si incrocia volentieri con la leggenda, ci regala la suggestione di una legione che si salvò dal massacro, fuggendo e peregrinando di paese in paese fino ad arrivare in Cina e lì trovare la pace ed un nuovo radicamento. Secondo alcuni la via di fuga della legione superstite avrebbe potuto essere sovrapponibile alla Via della Seta mentre il ritrovamento in Cina ed in India di monete ed armi romane, non fa che ampliare l’interesse; l’idea di un avvenuto contatto tra i due più grandi imperi dell’epoca, l’Impero dell’Aquila e l’Impero del Drago (così sono accomunate l’antica Roma e l’antica Cina in un fortunato romanzo dall’abile narratore di leggende storiche, Valerio Massimo Manfredi) non può che lasciarci con il cuore in sospeso per la forza della suggestione e per l’attesa di qualche riscontro che ne confermi la relazione.
Dopo i tentativi dei romani e dei cinesi che avrebbero cercato persino di scambiare missioni diplomatiche ma senza successo, la via della seta acquistò gradualmente d’importanza rimanendo tuttavia un percorso ad ostacoli. I mercanti la utilizzavano ma le sue strade erano insicure.
La Pax Mongolica
La storia, a questo punto offre uno dei suoi paradossi più affascinanti: i mongoli del XIII secolo, al comando dello spietato Gengis Khan e poi ancora sotto la spinta del nipote Qubilai che incontrerà proprio Marco Polo nel suo secondo viaggio, conquisteranno tutto ciò che era umanamente conquistabile: dalla Mongolia alla Cina arrivando fino alle coste dell’Adriatico passando per le steppe russe, fermandosi proprio davanti a quel mare che era per loro un elemento praticamente sconosciuto.
Dove passavano i mongoli erano morte e distruzione ma poi tutto veniva almeno riorganizzato e parzialmente ricostruito. E’così gli storici parlano di “Pax Mongolica” per sottolineare che alla distruzione dei loro eserciti i mongoli seppero tuttavia imporre anche l’ordine; naturalmente era il loro ordine ma era sufficiente per consentire il viaggio dei mercanti e persino di quei frati cristiani ( è il caso del francescano Giovanni da Pian del Carpine inviato da Papa Innocenzo IV sedotto dall’idea di poter convertire mongoli e tartari al cristianesimo) in buona sicurezza.
La Via della Seta che era stata vissuta per secoli in un alternarsi di agguati ed insidie naturali, diventò una convincente e sicura via dove i mercanti e le popolazioni che abitavano lungo il tragitto si incrociavano conoscendosi, rapportandosi e scambiando di nuovo merci preziose e pensieri.
Il tramonto
Naturalmente la Via della Seta visse anche il suo tramonto quando caravelle e galeoni, sempre più sicuri e capienti, cominciarono a solcare gli oceani aumentando la capacità del commercio mondiale. Ma è su quella via che l’Oriente e l’Occidente si sono per secoli incontrati, studiati e persino intesi, trovando anche il tempo per comprendersi ed affascinarsi reciprocamente, come l’opera di Marco Polo , “il Milione”, dimostra. Oggi la Via della Seta non esiste più come tale ma resiste come idea per una comunicazione vera fra culture diverse.
L’insegnamento
Il mondo moderno ci insegna che non sempre bastano cellulari, aerei, navi, automobili e satelliti per comunicare e conoscersi davvero.
La via della seta metteva fisicamente in contatto le culture diverse e soprattutto le persone che erano costrette, nella difficoltà, a mettere in gioco prima di tutto se stesse. Per il buon esito di uno scambio commerciale occorreva prima conoscere la cultura dell’altro, dello sconosciuto e poi si otteneva il rispetto e la contropartita.
Il professionista o il manager del terzo millennio operano invece una comoda transazione in via informatica ma proprio per la mancanza di un rapporto diretto hanno difficoltà a capire la realtà e l’uomo verso cui la sua transazione finanziaria/commerciale è destinata.
Il”mercante” del terzo millennio non teme per la propria vita e nemmeno gli agguati. E’ tutto più sicuro ma anche un po’ più freddo e un po’ più arido. Quelle pagine del ”Milione”che Marco Polo ha concepito dopo aver vissuto per anni sui sentieri tortuosi della “Via della Seta” che portava in Cina, ci hanno regalato non solo un’importante finestra sui problemi di quel periodo storico ma anche una visione sui cuori e l’intelligenza delle persone e dei popoli che incontrò; nonostante mille vantaggi noi tutti oggi fatichiamo a capire cosa si muove in fondo al cuore degli altri, a volte persino del nostro.
Forse per conoscersi ed incontrarsi veramente non solo tra occidente ed oriente ma anche tra nord e sud del mondo, bisognerebbe scoprire un’altra epocale “Via della Seta”.
Walter Cristiani
Consulente di case editrici