Termino il lavoro il 19 agosto del 2009, volo verso il Burkina Faso.

sezione: Cultura

 

Decido di partire.

Biglietto, zaino e via!

Termino il lavoro il 19 agosto del 2009, volo verso il Burkina Faso.

Non mi rendevo ancora conto di dove stavo andando e a fare cosa.

Volevo solo conoscere terre lontane che molto spesso mi vengono raccontate da tanti amici migranti.


 

Arrivo. L’impatto è forte.

Terra rossa…rosso fuoco, rosso mattone….rosso casa…

Aromi forti, diversi, odore speziato, occhi lucidi, non so se era a causa delle fragranze o per l’emozione.

Unica bianca all’aeroporto di Ouagadougo!

Una grande accoglienza al mio arrivo, quasi come se fossi una figlia. Mi dirigo in un piccolo paese: Koubri … senza luce elettrica né acqua corrente.

Lì conosco Flora, una magnifica donna forte e caparbia che insieme ad Hado e ai ragazzi di Koubri, hanno costruito la Stone House, struttura ormai diventato il punto di riferimento nel territorio.

Qui si lavora nei campi con un sorriso che alleggerisce qualsiasi mansione e nel pomeriggio la struttura viene invasa da ragazzini, piccoli e grandi pronti a giocare e a fare attività insieme.

Il pomeriggio passa tra storie e colori con i bimbi di Koubri, per poi godersi il meritato riposo, essere salutati dal sole e coccolati dal tramonto.

I grandi Baobab perdono il loro colore al buio, ma mantengono la loro sagoma imponente, salutando anche loro il sole, preparandosi ad accogliere feste e racconti intorno al fuoco…

 

 

La meta: Ouahigouya

Dopo sei giorni a Koubri nella grande famiglia Watinoma, associazione locale in cui cooperano burkinabè e italiani (esiste anche Watinoma Italia), dove i campi di lavoro supportano la vita dei paesani e dei contadini di Koubri che partecipano alla vita della stone house, indosso il mio piccolo zaino e dopo essermi fatta abbracciare da tutte e da tutti riprendo la mia strada.

Piccoli autobus mal ridotti che ballano ad ogni buca che incontrano, ragazze e ragazzi che ad ogni fermata cercano di venderti qualsiasi cosa e lo fanno con un sorriso caratteristico.

Dopo cinque ore di viaggio arrivo finalmente a Ouahigouya, meta per cui mi sono allontanata dal mio continente.

Scendo dall’autobus, lo scenario è sempre lo stesso, unica bianca in stazione, occhi puntati e sguardi curiosi…perché una bianca qui?

Uomini e donne che parlano con una voce sostenuta, si muovono velocemente e mi guardano come se fossi un oggetto tutto da scoprire… ma poi la tensione si allenta quando gli sguardi si incrociano e il sorriso prevale, il suono che sento è: “Buonjour, ça va?”

Mi siedo, aspetto, dopo 15 minuti arriva un grande uomo che mi vede da lontano, mi guarda e si dirige direttamente da me: “Benvenuta Marzia…..io sono François e questa è la tua casa se vorrai”.

Ancora non sapevo che lo sarebbe diventata!


Salgo sulla piccola motoretta, con il mio grande zaino… avrei preferito andare a piedi, ma non c’era nulla che quella motoretta non poteva fare… mi ha portata in tondo per tutto il territorio… con sole e pioggia, ha retto pesi non indifferenti ma in tre settimane abbiamo cambiato tre ruote… le strade non sono delle migliori.

Finalmente arriviamo davanti ad una casa, era la mia!

Poso lo zaino e François mi porta subito a conoscere il territorio, spiegandomi quello che vedevamo, una vera guida, un amico guida.

Il sole stava sparendo ma prima del crepuscolo, passiamo da Bassinerè.

Bassinerè: luogo in cui varie attività si concentrano sul territorio, donne che lavorano e producono sapone, donne che cuciono e tingono i tessuti, uomini e giovani ragazzi che lavorano il ferro e il legno. L’artigianato… una delle ricchezze del paese!

 

 

Il Movimento Naam e la saponeria

La coordinatrice del progetto della saponeria mi accoglie, una grande donna, con gli occhi grandi e attenti, le orecchie vispe e il sorriso facile.


Mi abbraccia e mi porta a conoscere gli spazi dove le donne lavorano e a conoscere le donne stesse…

Bassinerè…una delle costole del Movimento Naam…

Movimento Naam? Voglio saperne di più!

I suoi occhi si socchiudono, l’estremità delle sue labbra si allungano confondendosi in un timido sorriso…come se volesse dirmi: “Sapevo che mi avresti chiesto questo”.

Mi da appuntamento al giorno dopo… purtroppo, non posso essere puntuale al nostro incontro, la malaria mi blocca a casa per tre giorni… il corpo debole la testa pesante… freddo tanto freddo!

Tante persone andavano e venivano da casa mia, molte non le conoscevo ma passavano per portarmi da mangiare, per lavarmi i panni o semplicemente per sapere come stavo.

Mai da sola in Burkina Faso!

Mi riprendo… riprendo le forze… recupero la lucidità e torno a Bassinerè.

Quel giorno mangiammo insieme, lei era una delle poche persone che non faceva il Rhamadam, essendo cattolica.

Mangiando riso e spaghetti, Genevieve mi parla del Movimento Nazional Popolare, una organizzazione che recupera l’artigianato locale e lo struttura, gli dà metodo e valore. Che riqualifica e porta avanti il lavoro Burknabè senza nessun tipo di legame coloniale con l’occidente, cercando di reintrodurre e mantenere un’autonomia lavorativa, economica e intellettuale.

Raccoglie le più svariate attività:

-       la saponeria,

-       la tessitura,

-       la lavorazione del legno,

-       la lavorazione del metallo,

-       il lavoro nei campi,

-       la vendita di questi prodotti,

-       la radio “La voix du paysan”.


Il lavoro viene portato avanti tutelando l’aspetto sociale del paese ma anche quello ambientale.

Il movimento si occupa anche dell’autoformazione delle varie comunità di lavoro; formazione professionale ma anche di coscientizzazione;  aver chiara l’appartenenza ad un gruppo che lavora e sviluppa il suo paese lavorando prima di tutto sulla propria autostima, identità e dignità.

L’apprendimento per una comunità che ha un come progetto comune l’autonomia.

Di fronte a questa spiegazione io sono rimasta a occhi sgranati, convinta di volerla conoscere e non solo: viverla.

È così è stato.


Ho lavorato all’interno della saponeria per tre settimane, dove le donne mi hanno affiancata e formata, spiegandomi tutti i passaggi di lavorazione, l’utilizzo del materiale di produzione, tutto materiale naturale che rispetta l’ambiente cercando di salvaguardare il loro territorio; la creazione del Composto magico per il sapone: burro di karitè, olio di cocco, suth (potassio) e silicata.

Andare a recuperare questo materiale era un avventura; il burro di karitè andavamo a prenderlo in un villaggio vicino, dove un altro gruppo Naam di donne lavorava producendo karitè…i gruppi di lavoro sono in continuo collegamento tra loro, catena molto forte.

L’olio di cocco veniva comprato: indispensabile per dare quell’aroma che piace molto alle donne ma soprattutto agli uomini burkinabè…

Il suth viene utilizzato per surriscaldare e accelerare la cottura del sapone, questo permette di evitare di fare fuoco e di sprecare della legna, dato che uno dei problemi del Burkina è la desertificazione.

La salicata è un liquido indispensabile per rendere il sapone duro, per dargli la solidità che ha bisogno, altrimenti rimarrebbe liquido.

Quattro elementi, in cui si aggiunge la farina, come colorante, la farina colorata permette al sapone di distinguersi per colore.


Questo e molte altre cose le donne mi hanno insegnato, ma non solo. Loro mi hanno anche adottata, avevo tante mamme, dove ognuna curava un aspetto della mia persona. Mi hanno insegnato a produrre il sapone rispettando Mamma Africa, mi hanno amata come solo Mamma Africa sa fare, mi hanno insegnato e dimostrato la grandezza dell’Africa… io parte del mondo.

 

Il grande movimento porta avanti anche l’attività di una radio, “la voce dei contadini”. Questa voce corre per tutto il paese e arriva alle orecchie di tutti, anche degli analfabeti (il 78% della popolazione) dato che le informazioni dei quotidiani vengono lette e trasmesse nei 4 dialetti burkinabè.

 

Il mio cammino doveva continuare, la mia strada era ancora lunga, tanti luoghi mi aspettavano, eppure Ouahigouya mi ha adottata, amata e accolta, tanto da farmi continuare il mio viaggio tra le sue mura, tra la sua gente, facendomi vivere quella quotidianità famigliare da catturare il mio cuore, in modo tale da scordarmi il giorno del mio ritorno.

Così rientrai in Italia, di corsa, all’ultimo momento, non pensavo che il tempo fosse finito non credevo che l’ora fosse giunta…

Ritorno a casa malata, un grande male che rimarrà con me per sempre un piccolo parassita d’amore, il grande ed unico Mal d’Africa.

 

Una Casa in cui potrò sempre tornare, dove ci saranno per sempre persone che sapranno farmi sentire a Casa!

 


Approfondimenti:

LETTURE:
– “L’africa di Thoma Sankhara” di Carlo Batà, edizioni ACHAB Verona;

- ” Thomas Sankara, una speranza recisa” di Aluisi Topolini, editrice EMI.

LINK:

- Sito dell’Associazione Watinoma per i campi di lavoro in agosto e dicembre;

- Sito dell’ ONG   Fratelli dell’Uomo che collabora con l’Associazione Watinoma in Italia e si occupa di diversi progetti di cooperazione nel sud del mondo;

- per scrivere a Bassinerè (l’e-mail è stampata anche su ogni saponetta che viene prodotta), indicare all’attenzione di Genevieve: yamleende@yahoo.fr




Marzia Alati

marzialati@yahoo.it


Dedico questo articolo a :

Annalisa, la cara amica che mi ha consigliato questo viaggio,

al mio caro amico François, che ha vegliato su di me anche quando non c’era.

A tutte le donne di Bassinerè.

A Genivieve.

E a tutte le persone che ho conosciuto a Koubri!

Grazie.

 

 


 

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