L’età del desiderio

Ardimentoso e arduo raccontare in un romanzo la vita di una grande scrittrice: è quello che fa Jennie Fields, ne L’età del desiderio, nel quale racconta una fase dell’esistenza di Edith Warton. Il risultato è molto godibile. Ma ovviamente molto discutibile. La vicenda si concentra tra il 1907 e il 1910 (con una coda piuttosto posticcia del 1916). E si riferisce al periodo del grande amore della Warthon, autrice di romanzi memorabili, come La casa della gioia, Ethan Frome e L’età dell’innocenza (da qui il gioco del titolo della Fields), per un giornalista ambizioso e ambiguo, William Morton Fullerton. La vicenda nella realtà si concentrò tra il 1906 e il 1909: la conosciamo bene perché, disobbedendo all’ordine della Warthon, Fullerton non distrusse le sue lettere. Tanto che furono poi pubblicate nel 1988 con il titolo The Letters of Edith Warthon (Scribner).

In sintesi: Jennie Fields ci fa incontrare Edith, già affermata e matura scrittrice, a Parigi (era nata a New York nel 1862). Nel 1885 aveva sposato un banchiere, Edward (nel romanzo appare come un nullafacente appassionato di pesca, porcilaie e cavalli), che aveva presto dato segni di squilibrio mentale e dal quale Edith avrebbe divorziato soltanto nel 1913, pur vivendo da tempo lontana (nel romanzo invece il legame appare più stretto).

Ovviamente è inutile fare un confronto tra le vicende reali e quelle romanzesche: se avesse voluto essere fedele alla biografia della scrittrice, Jennie Fields avrebbe scritto un saggio.

La scelta del romanzo è azzeccata anche perché è una sfida con la prima donna che, grazie a L’età dell’innocenza, vinse, nel 1921, il premio Pulitzer.

Edith non era, come ripete più volte la Fields, una gran bellezza: aveva la mascella forte e le labbra sottili su cui cascava un naso ingombrante sormontato da occhi tristi. Però definire Fullerton un adone, come fa ancora la Fields, è davvero eccessivo, per quanto le fotografie dell’epoca possano non rendergli giustizia. Né è vero che tra i due ci fosse tanta differenza d’età: lui era nato nel 1865. Vero è che lui fosse sessualmente promiscuo, che si impegolò in una storia con una francese che gli costò poi un sacco di soldi e che si fidanzò, senza poi sposarsi, con una parente (una mezza cugina, non una mezza sorella): Katherine Fullerton Gerould. Fra l’altro la ragazza (era nata nel 1879 e quindi, nel 1907 non aveva 25 anni come si dice nel romanzo) fu senz’altro docente alla Bryn Mawr. Ma soprattutto fu una scrittrice dotata e ben accolta dalla critica.

Se c’è un punto debole del romanzo è un certo anacronismo: per quanto quello fosse il periodo del risveglio femminista delle americane, l’erotismo della Fields ha accenni troppo moderni. Detto questo il libro è godibilissimo e le oltre 400 pagine non solo scorrono in fretta, ma danno voglia di leggere o rileggere i romanzi della Warthon. E ne vale di sicuro la pena.

 

 

L’età del desiderio,
di Jennie Fields,
Neri Pozza, 18,00 euro, pagg. 426

Valeria Palumbo
Giornalista e saggista
www.valeriapalumbo.com

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