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Ho dato una svolta...

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A volte senza chiederlo, la nostra vita cambia e ci cambia senza nessun preavviso, inaspettatamente. Altre invece, siamo proprio noi a volerla rivoluzionare. Come? Tirando fuori grinta, idee e voglia di realizzare dei sogni.

 

Tante sono le persone che riescono a fare di una passione una professione. E moltissime sono le donne che hanno avuto la capacità di reinventarsi dimostrando savoir faire, creatività, passione, fantasia e voglia di aiutare gli altri. Ecco qui di seguito molteplici casi.

 

C’è chi, stufa del proprio lavoro, ha cambiato mestiere aprendo a Milano una libreria di cultura gastronomica con saggi anche in inglese, chi, per amore dell’uncinetto riveste e recupera mobili, oggetti di ogni tipo come racchette o sedie, chi ha aperto un’agenzia per trovare ai privati nanny che parlino inglese o altre lingue come anche insegnanti bilingue per asili e scuole, chi ha aperto un negozio specializzato di birre provenienti da tutto il mondo, chi ha deciso di fare la chef a domicilio. E ancora, c’è chi per affetto verso la mamma porta avanti l’azienda trasformandola da società commerciale in ditta artigianale progettando, recuperando e decorando mobili, chi organizza a Milano corsi di pittura e disegno per adulti e bambini.

 

Chi, per esigenze personali, ha aperto un centro di microclimatoterapia dove si svolgono trattamenti naturali a base di sale per contrastare e prevenire malattie dell’apparato respiratorio. E’ l’unico a Milano, si trova in via Washington vicino al Teatro Nazionale. Chi, con una carriera da performer di burlesque teatrale fonda una scuola di burlesque e can-can insegnando pose da pin-up e giochi di seduzione utili per disinibirsi e aumentare l’autostima. Chi, nella sua bottega in Via Moretto da Brescia, sempre a Milano, conserva la memoria di qualsiasi evento convertendo diapositive, vecchi filmini, fotografie analogiche in formato digitale. E chi ancora prepara e consegna torte a domicilio…

 

Il comune denominatore di tutte queste donne è indubbiamente uno spiccato spirito imprenditoriale unito alla voglia di esprimersi facendo qualcosa che veramente piace.

 

Ecco ad esempio la storia di Fausta Valente e Elena Cilia, due amiche che, unendo le loro competenze in Pubbliche Relazioni e da Project manager, dopo aver seguito un corso di Wedding Planning, in uno spazio piccolo ma duttile in via Dante, 23 a San Donato Milanese, nato dalla fusione dei loro nomi, Les Choses Faciles organizzano matrimoni solidali e sostenibili. Aiutano cioè le coppie a sposarsi senza indebitarsi e la cosa che le contraddistingue è che lo fanno con una clausola etica: sono gli sposi a decidere quanto spendere per il servizio e la metà di quello che risparmiano lo danno in beneficenza ad associazioni di volontariato. <<Se loro non esprimono preferenze, quest’anno il nostro sostegno andrà a Telefono Azzurro, e in particolare alla Hot Line 116000 attiva per accogliere segnalazioni sui bambini che vengono sottratti alle famiglie o si allontanano da casa>> dice Elena.

 

Per entrambe è una vera soddisfazione condividere un progetto del genere.  <<Entri nella vita degli altri come un portatore di soluzioni. E’ fantastico. Spesso, e capita a tutti, i problemi che a noi sembrano insormontabili, se condivisi, assumono tutta un’altra dimensione. Noi vorremmo dire che il giorno più importante della loro vita sarà perfetto perché è il loro. Ma vorremmo anche che comprendessero che la gioia più grande sarà divertirsi a prepararlo, godersi l’ansia e l’emozione senza soffocare nello stress, e per farlo basta distribuire il carico su chi è apparentemente meno coinvolto… Apparentemente, perché la cosa più bella, alla fine di un percorso così, totalmente improntato sulla fiducia, è che è impossibile non imparare a volersi bene!>> aggiunge Elena.

 

Un’altra storia molto bella e particolare è quella di Francesca Miccichè, 41enne milanese. Nonostante abbia un ricordo meraviglioso della sua precedente esperienza professionale, Francesca ha voltato completamente pagina. Per tredici anni ha lavorato come biologa ricercatrice all’Istituto Tumori di Milano. Il suo campo d’indagine riguardava tutte quelle tecniche volte a facilitare la scoperta di tumori tramite esami che si effettuano regolarmente.  <<A me piaceva il mio lavoro, ma sentivo di non avere prospettive>>. Dopo aver studiato con cura il progetto, con l’aiuto di suo marito, ha dato una svolta alla sua vita. <<Ci piaceva l’idea di avviare un’attività green e socialmente utile>>. 

 

Adesso Francesca vende e acquista oggetti di secondamano nel negozio che ha aperto da circa un anno nel cuore di Baggio, in piazza Sant’Apollinare. Si chiama Il Camaleonte. << E’ il negozio dove risparmi, guadagni e rispetti l’ambiente>> commenta. <<Ogni giorno è diverso al camaleonte. Ho l’opportunità di conoscere gente di ogni tipo e cultura, che penso possa solo arricchirmi: dalla mamma che vuole risparmiare, alla persona anziana che vuole passare un po’ di tempo, e nel frattempo ti racconta tutta la sua vita, ed esce dopo aver acquistato un buon libro, al single che visita il reparto dischi alla ricerca di qualche rarità, e infine alla persona distinta, che non penseresti di vedere in un negozio dell’usato, e alla quale invece riesco a vendere un tailleur ed un paio di scarpe. E poi tanti stranieri, per loro è naturale frequentare questi luoghi, e non lo vedono come qualcosa di necessario, ma naturale per risparmiare. Pensiamo alla Francia, alla Spagna, all’America; all’estero i mercatini sono una normalità>>.

 

Quello che Francesca vuole sottolineare è che un oggetto, seppur comprato da una persona può essere benissimo riutilizzato da un’altra, se mantenuto in ottime condizioni. <<Usato non significa necessariamente oggetto consumato, rotto o sporco, significa solo di secondamano>> spiega lei. < Di certo la selezione che faccio è severissima. Io dico sempre a chi mi porta qualcosa che non è vendibile: lei acquisterebbe questo oggetto? Bisogna sempre avere rispetto per gli altri>>.

 

La battaglia che Francesca vuole vincere è quella contro i pregiudizi verso l’usato. Lo fa mischiando l’oggetto di secondamano con quello nuovo e quando la gente le chiede se un oggetto esposto è usato e lo comprano, lei è contenta e soddisfatta. Perché significa che la gente si rende conto che si può comprare un oggetto usato di ottima qualità a prezzi stracciati. <<Noi Italiani siamo un popolo pieno di pregiudizi, di catene culturali, che ci impediscono di vivere liberi>> dice Francesca.

 

L’obiettivo di Francesca è quello di avere una clientela variegata senza distinzione di ceto, età, sesso e nazionalità. Ha deciso che non tornerà mai più indietro a fare la ricercatrice perché crede fortemente in ciò che fa. <<Spero che il mio impegno sia ripagato col tempo. Lo auguro a me, alla mia famiglia, e alla zona di Baggio, che ha bisogno di un negozio come il mio>>. <<Vorrei solo potermi guadagnare da vivere, e cercare di essere utile agli altri>>.

 

E’ straordinario notare come così tante donne siano riuscite, grazie alle loro passioni e capacità, non solo a dare una svolta positiva alla loro esistenza, ma anche a condurre e gestire con successo attività di vario genere: commerciali, culturali, legate al benessere psico-fisico e di alto valore etico.

La cosa sorprendente è che, a dispetto della situazione generale di crisi che sta attraversando attualmente il nostro Paese, ci siano così tanti casi di riuscita professionale da parte di donne comuni, che potrebbero essere le nostre madri o le nostre sorelle.

 

Credo inoltre che, quando si avvia un’attività, a monte di tutto, non ci sia esclusivamente l’ovvio desidero di un guadagno monetario, ma anche quello di esprimersi, di realizzare un sogno, di creare condizioni di benessere personale e per la comunità. C’è voglia di rivalutare sé stessi, i mestieri, gli oggetti usati e ciò che ci circonda. Elementi indispensabili questi se il fine ultimo è un benessere continuo nel tempo.

 

 

Luisa Marcucci
Interprete e traduttrice, ha tenuto rubriche di attualità e cultura
per riviste locali, collaboratrice e scrittrice di articoli per siti internet
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